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La necropoli "La Salata" è un vasto complesso sepolcrale paleocristiano, databile intorno al III-IV sec. d. C., considerato, nel suo genere, il più maestoso e suggestivo dell'intero bacino mediterraneo. Ubicata in grotte, presenta sia loculi terragni che parietali, sigillati originariamente da lastre di terracotta. Gli stessi ipogei sono stati utilizzati da uomini primitivi come dimore e più recentemente come ricovero per animali. Sedi delle riunioni divennero le necropoli, forse già utilizzate nel periodo neolitico, sparse nelle vicinanze del centro abitato, in luoghi reconditi, a volte di difficile accesso, silenziose, adatte alla preghiera e alla meditazione.
Le necropoli più note nel territorio di Vieste sono quelle di S. Eugenia, S. Lorenzo, Grotta Spagnola, S. Tecla, S. Nicola e la Salatella.
Le necropoli di S. Eugenia, detta erroneamente S.Eufemia, e quella di S. Lorenzo sul terminale della spiaggia omonima, sono state distrutte dalla furia devastatrice dei cavamonti: appena visibili sono alcuni arcosoli.
Quella di Grotta Spagnola è a meno di 10 Km a sud di Vieste, oltre il Cimitero, nella contrada omonima. E' un ipogeo quadrangolare con una superficie di circa 50 mq. a cui si accede per mezzo di un dromos lungo m.12 e presenta nel suo interno una decina di tombe terragne.
La più lontana necropoli è quella di S. Tecla, posta sull'antica strada che congiungeva Vieste con Monte S. Angelo e Siponto, ed è costituita da due ipogei con alcune tombe terragne. Il complesso sepolcrale più grandioso rimane quello della Salata nei pressi dell'antica città di Merino. E' formato da sette ipogei, quattro dei quali si trovano in un pauroso strapiombo in riva al mare e gli altri alle spalle a circa 50m. Il posto è suggestivo, silenzioso, nascosto agli occhi di tutti e, per gli ipogei verso il mare, quasi inaccessibile a causa di un acquitrino dovuto a una polla d'acqua che sgorga da uno dei crepacci della parete rocciosa, su cui sono scavati centinai di loculi.
I tipi di sepoltura sono vari: in tutti gli ipogei si notano tombe terragne, loculi parietali e loculi con arcosoli. Inoltre il secondo ipogeo, che si incontra a sinistra andando verso il mare, è caratterizzato dalla presenza di un baldacchino centrale, parzialmente demolito. Il prof. Ugo Rellini ritiene, però, dalla struttura dell'arco attuale, che esso sia stato un altare per la celebrazione dei riti religiosi.